La Finlandia vuole dare a tutti i cittadini 800 euro al mese

Il governo finlandese guidato da Juha Sipilä si appresta ad introdurre un reddito base che potrà ricevere ogni cittadino maggiorenne. Una proposta finale non verrà presentata prima di un anno. Tuttavia, se tutto andrà secondo il programma che si è fissato il nuovo esecutivo (in carica da circa sei mesi), il Paese sostituirà il lungo elenco di assegni sociali, compresi quelli di disoccupazione, maternità o congedo parentale, distribuendo ottocento euro al mese – a tutti.

Incondizionato
Come gli altri Paesi nordici, anche la Finlandia (con una popolazione di circa 5,5 milioni) è una nazione parecchio costosa. Un esempio: per una colazione con brioche e cappuccino si arrivano a spendere più di 7 euro. La tassazione è piuttosto alta, ma i cittadini usufruiscono di numerosi servizi a prezzi molto vantaggiosi o gratuiti. Lo stipendio medio lordo si aggira sui 40.000 euro all’anno. Verrebbe da dire: qui non si vive male. Eppure, il Paese vuole introdurre il «reddito di cittadinanza», ovvero una somma garantita a tutti dallo stato. Esentasse e del tutto indipendente dalla situazione familiare, economica o lavorativa di chi lo riceve. Sull’esempio di alcune città olandesi che stanno già sperimentando l’erogazione di un beneficio economico senza alcun controllo e senza alcun obbligo ad accettare un lavoro, e di quello della Svizzera che si appresta a indire un referendum su questo tema, l’idea finlandese sta trovando sempre maggiori favori tra l’opinione pubblica e le forze politiche. Secondo un sondaggio commissionato dall’ente governativo responsabile per l’assistenza di base, il KELA (che gestisce una serie di servizi fra i quali i sussidi per i disoccupati o l’assistenza speciale per gli immigrati), il 69% degli intervistati si è detto d’accordo con un reddito di base.

La disoccupazione
«Per me vuol dire innanzitutto semplificare il sistema di previdenza sociale», ha spiegato il premier Sipilä. Per i non finlandesi, questo piano pone tre domande concrete: perché è una buona idea? Funzionerà? E come verrà attuato? La proposta vuole in primo luogo combattere la disoccupazione, rendendo ad esempio più appetibili i contratti a tempo determinato. A maggio, il tasso dei senza lavoro era infatti salito fino all’11,8% mentre ad ottobre si è attestato all’8,7%. Attualmente il cittadino finlandese non è incentivato ad accettare contratti di lavoro a breve termine o stipendi al di sotto di una certa soglia. Il motivo: ciò comporterebbe la perdita, per un periodo di tempo più o meno lungo, di alcuni benefici collegati al welfare. Il «basic income», spiegano i promotori, sostituisce questi benefit e potrebbe perciò agevolare la flessibilità. Inoltre, possono essere abbattute le spese di mantenimento del sistema burocratico: i tanti uffici e i programmi di elaborazione di richieste non serviranno più.

Quarant’anni fa i primi esperimenti
Già in passato alcuni esperimenti in tal senso hanno dimostrato che il reddito di base garantito per tutti può avere degli effetti positivi. Uno degli esempi più famosi è probabilmente Dauphin, una piccola città agricola nella provincia canadese di Manitoba. Dal 1974 al 1979 – anno in cui il progetto «Mincome» è stato cancellato – a tutti gli abitanti è stato infatti elargito un assegno mensile, cumulabile con altri redditi. Se qualcuno guadagnava qualcosa in più, il sussidio statale veniva dimezzato, e ciò era uno stimolo a lavorare. In quegli anni, la povertà è praticamente scomparsa, le visite mediche e negli ospedali sono diminuite, più adolescenti hanno completato gli studi, i valori all’interno della comunità stessa hanno iniziato a cambiare.

I costi
Uno dei principali aspetti negativi, ovviamente, è il costo. Liisa Hyssälä, direttore generale dell’Istituto finlandese per la previdenza sociale KELA, ha detto che il piano farà risparmiare milioni al governo. Tuttavia, calcola Bloomberg, un assegno mensile di 800 euro per tutti costerebbe allo stato oltre 52,2 miliardi di euro all’anno. Le entrate previste per nel 2016 sono invece stimate in circa 49,1 miliardi di euro. Inoltre, anche in Finlandia la crisi economica ha lasciato il segno: il Paese ha registrato una flessione del pil dello 0,6% nel terzo trimestre, con il rischio di chiudere in recessione per il quarto anno consecutivo. Dal 2008 Helsinki ha bruciato il 6% del pil. Eppure, il governo e alcune forze dell’opposizione sono decisi a mettere in pratica il piano. I primi pagamenti a titolo di prova potrebbero partire tra meno di due anni.

FONTE

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